Concludiamo la serie di post di presentazione degli ospiti alla prima festa di Alpinismo Molotov con un cut-up dell’ultimo capitolo di Storia di una montagna (1880) di Élisée Reclus – L’uomo – dalle cui pagine abbiamo tratto il settenario Diverso il suo rilievo, motto e titolo della festa.
Geografo e anarchico, comunardo, con le idee e la visione di Reclus ancora oggi per noi è utile e prolifico confrontarsi, perché – e valga come avvertenza per le lettrici e i lettori – al di là del fatto se Reclus abbia torto o ragione, se ci abbia preso o abbia cannato le previsioni, se il suo approccio sia superato o attualissimo, i nostri temi si muovono quasi tutti all’interno di questi confini.
Qui, nel bene e nel male, c’è quasi tutto Alpinismo Molotov.
Buona lettura.
Una previsione: il turismo montano
Prima o poi l’età eroica dell’esplorazione delle montagne dovrà finire come in genere avrà termine l’esplorazione del pianeta; e forse il ricordo dei più arditi esploratori diverrà una leggenda. Quale prima, quale dopo, tutte le montagne saranno state scalate: dei sentieri facili, e in seguito (nei luoghi popolosi) delle strade maestre verranno costruite dalla base alla cima, per facilitarne la salita, anche alle persone deboli o di poca lena; per mezzo delle mine si allargheranno i crepacci, per modo che i dilettanti di curiosità naturali possano ammirare la testura del cristallo; chi sa, degli ascensori meccanici verranno disposti nei punti malagevoli; e gli sfaccendati delle cinque parti della terra si faranno innalzare lungo delle muraglie a picco, fumando la sigaretta e ciaramellando della cose più frivole di questo mondo.



Alpinismo Molotov è nato coagulandosi intorno a un libro che parla di montagne, di storia, di alpinisti, ed è dedicato a Gian Piero Motti. Enrico Camanni, che sarà ospite della prima festa di Alpinismo Molotov, in un certo senso incarna nella sua vita e nella sua professione tutti gli aspetti coinvolti: storia, montagna, letteratura, alpinismo. Nel periodo ormai remoto della carta stampata, durante il quale Torino fu la capitale italiana del giornalismo di montagna, è stato una delle menti della Rivista della Montagna e poi di Alp, di cui fu cofondatore. Sempre in quegli anni fu curatore ed estensore delle riedizioni della Storia dell’Alpinismo di Motti, che conobbe personalmente. Per lui, come per i suoi non molti ed altrettanto validi compagni di avventura del tempo delle riviste torinesi (Cottino, Chiaretta, Mantovani per citarne solo alcuni) i termini giornalista, scrittore, alpinista, ricercatore, sono sempre troppo limitanti per definire un mestiere che non di rado coincide con la passione della vita e spesso ne coinvolge ogni aspetto.
