Prima di ogni altra cosa: grazie.
La campagna di crowdfunding per sostenere le spese organizzative della festa Diverso il suo rilievo è stata un successo, più di 70 hanno dato il loro sostegno, portando l’asticella addirittura oltre l’obiettivo che ci eravamo dati. Ora è il tempo di fornire alcune “istruzioni per l’uso” – come da titolo – per chi parteciperà alla festa: 2, 3 e 4 giugno, Spazio Sociale VisRabbia, Avigliana (TO).
Una festa di Alpinismo Molotov non è un pranzo di gala e nemmeno un reality show sul Monte Bianco.
Ci immaginiamo questa tre giorni come uno spazio e un tempo per incontrarci e confrontarci. Vogliamo discutere di libri e di vie, di aggressioni del capitale e difesa dei territori; vogliamo scambiarci storie di piante, di rocce, di monti, dei viventi che li attraversano e dei fantasmi che li popolano. Vogliamo farlo alla “moda nostra”, camminando insieme sui sentieri.
Ci immaginiamo questa tre giorni come uno spazio e un tempo caldo, accogliente e vitale in cui incontrare persone che come noi hanno a cuore la montagna e i paesaggi e sanno che difenderli significa occuparsene in prima persona, curarli, resistere alla deriva dell’ormai. Uno spazio e un tempo di questo genere può esistere solo se tutti noi che gli diamo vita, coi nostri corpi e le nostre parole, sapremo esercitare l’attenzione, lo spirito di collaborazione, il senso di responsabilità.





Alpinismo Molotov è nato coagulandosi intorno a un libro che parla di montagne, di storia, di alpinisti, ed è dedicato a Gian Piero Motti. Enrico Camanni, che sarà ospite della prima festa di Alpinismo Molotov, in un certo senso incarna nella sua vita e nella sua professione tutti gli aspetti coinvolti: storia, montagna, letteratura, alpinismo. Nel periodo ormai remoto della carta stampata, durante il quale Torino fu la capitale italiana del giornalismo di montagna, è stato una delle menti della Rivista della Montagna e poi di Alp, di cui fu cofondatore. Sempre in quegli anni fu curatore ed estensore delle riedizioni della Storia dell’Alpinismo di Motti, che conobbe personalmente. Per lui, come per i suoi non molti ed altrettanto validi compagni di avventura del tempo delle riviste torinesi (Cottino, Chiaretta, Mantovani per citarne solo alcuni) i termini giornalista, scrittore, alpinista, ricercatore, sono sempre troppo limitanti per definire un mestiere che non di rado coincide con la passione della vita e spesso ne coinvolge ogni aspetto.